EICMA 2015 Il Salone della Moto (le pagelle di motociclette blog)


Se escludo le edizioni del salone che da teenager raggiungevo in treno con i miei degni compari, occasioni in cui le moto esposte erano per me avvolte da assoluta magia, quella di quest’anno è stata una delle più vitali, se non eccitanti, di sempre.
L’impressione è di respirare finalmente aria fresca, per la volontà dei produttori di uscire dalla crisi delle vendite puntando su modelli più belli e desiderabili. Moto sexy come le due ruote dovrebbero essere.
Il salone conferma con prepotenza che il trend del momento, su cui le aziende sono al lavoro, a fianco del tradizionale segmento delle Enduro Stradale (a buona ragione il classico di sempre, ma di cui un solo modello, la BMW GS R1200, fa da asso pigliatutto) e delle Sport Turismo, è rappresentato dalle classic bike, che nelle top ten di vendita nazionali accanto a Triumph Bonneville e Moto Guzzi V7 II, ha visto l’incontenibile successo Ducati Scrambler, grazie alla quale l’azienda di Borgo Panigale ha quest’anno superato il muro delle cinquantamila moto vendute.
È un ritorno al classico che da anni sulle pagine (digitali) di motociclette blog viene auspicato, e che sta in effetti andando addirittura oltre le aspettative, con una pioggia di proposte da ogni azienda. Al punto di rischiare il “troppo che stroppia”, vale a dire il pericolo che l’obiettivo di moto classiche ed essenziali venga offuscato da due ruote da bar nel senso meno nobile del termine, moto cariche di cincaglieria per fighetti, assemblate più per la vetrina che l’asfalto.
(Mai contento il Blue…)


  • Moto Guzzi 


Il primo stand visitato è quello di Mandello. Come si dice: il primo amore non si scorda mai. In verità arrivo allo stand (Piaggio) carico di pregiudizi, per le foto che si sono viste dell’ultima nata, la bobber 850 cc battezzata V9: ma come, fate una V9 e non è una stradale classica? Ma appena la tocco con mano mi tranquillizzo: la V9 - nelle due versioni, Bobber e Roamer (perché non Romeo? Forse perché è pensata per l’anglofono pubblico americano? Ma Shakespeare allora?) è una Moto Guzzi purosangue, sana, solida e bella come a Mandello (e derivati) sanno fare. Per le sue forme originali la V9 è poco fotogenica, ma dal vivo non manca di un lato sexy. Anche i dettagli non deludono: sospensioni e telaio doppia culla sono all’altezza, come, naturalmente, le vernici ed i colori. La bobber appare come l’Audace “for the rest of us”, anzi, ai miei occhi con i suoi agili 200 kg la surclassa. Restano due considerazioni: una, che pur pensata, immagino, per gli americani, la V9 è l’erede della Bellagio, un modello che non ha incontrato i favori del mercato. Due, che il modello custom non avrebbe dovuto automaticamente escludere una sorella stradale tradizionale, che è l’offerta mancante di Guzzi - anche se la V7 è decisamente seducente. A proposito di V7, l’altro modello dato per nuovo, lo scrambler battezzato Stornello, non è altro naturalmente che il modello base già venduto con gli accessori after market, per il benessere del portafogli. Sul terzo modello, la California di Batman, non faccio commenti. Anzi uno: Hollywoodiana. Se l’hanno messo in vendita, immagino sia perché avranno ricevuto qualche, sporadica, richiesta.
Pagella: poco ma bene, per Moto Guzzi. Il successo della V9 dipenderà dal prezzo: voto 8. Stornello e la moto di Batman, non classificate.


  • Triumph 


A parte un aggiornamento delle tre cilindri, la novità grossa della casa inglese è il remake completo della gamma classica, ora divisa in Street Twin, Bonneville T120 e Thruxton. Le mie preferenze vanno alla piccola, la 900 cc. Praticamente tutta la stampa è stata omogenea nel definirla entry level, il che è sintomatico della mentalità “the bigger is better” (più è grande, meglio è) che ha contribuito a condurre fuori strada il mercato delle due ruote. Vale a dire: il principiante partirà dalla moto meno potente e meno costosa, per migrare poi verso i modelli ipertrofici. La mia visione è l’opposto: sarà proprio lo sprovveduto a lasciarsi incantare da numeri e specchietti, per poi trovare, con l’esperienza, la giusta via motociclistica. Non per niente, sto considerando di rinunciare alla mia R1200 R “Classic” full optional per passare alla più spartana, ma più motociclistica, Street Twin. Non mi resta che l’imbarazzo della scelta colore: rosso, il metallizzato che richiama il serbatoio grezzo, ed il classico all black. La Street Twin è obiettivamente bella: classica ma moderna, di aspetto agile e leggero, con la cilindrata giusta ed un’estetica ispirata alla rimpianta Ducati GT. Anche il prezzo è corretto, il giusto che dovrebbe costare una due ruote sana e solida. La perfezione per me sarebbe una versione “R”: una speciale con forcella dorata upside down e contagiri. Ne possiamo parlare?
La Bonneville vera e propria è stata portata a 1200 cc, ed infatti ora si chiama T120, ed è (come le cugine) raffreddata ad acqua, anche se il radiatore è nascosto molto discretamente nella doppia culla. Probabilmente per la presenza di una Street Twin post moderna, la Bonnie è stata anche ridisegnata in maniera più vintage. Terza la Thruxton, modello inventato dai rocker dell’ACE Café per le gare street illegal sulla tangenziale nord di Londra, con i 1200 cc è tornata ad essere più marcatamente sportiva. Una quantità di cromature e di accessori la rendono un po’ più fighetta delle originali. La Truxthon più sexy è, naturalmente la versione ”R”, che costerà probabilmente un botto ma costituirà una efficace concorrenza all’altrettanto costosa NineT di BMW.
La pagella di motociclette blog. Street Twin bella (solo un po’ giocattoloso il fanale): voto 8. Bonnie vintage, voto 7 ½; Thruxton fin troppo leccata, voto 7 ½.


  • BMW 


La casa tedesca produce un terzo delle moto più vendute in Italia, grazie alla GS 1200, ma non solo. Squadra che vince non si cambia, i modelli sono gli stessi dell’anno passato con pochi aggiornamenti, tutti diretti verso il nuovo look di derivazione jap, che a me non piace ma che a quanto pare non è invece dispiaciuto al mercato. Si era sentito parlare di un possibile remake della mitica 80 G/S, arrivando addirittura a supporre di rivedere il boxer da 850 cc. Invece si tratta solo di qualche accessorio montato sulla NineT, come la ruota da 19” (a richiesta tassellata), la sella country, la marmitta alta e la forcella con i soffietti. Dettagli neanche molto riusciti e che tengono il risultato molto lontana dalla G/S originale. Voto di motociclette blog: 5.


  • Ducati


Lo stand più affollato è tradizionalmente quello di Ducati, e anche quest’anno la regola non ha fatto eccezioni. Al posto di un modello nuovo che si conquista tutta l’attenzione, per questa edizione ce n’è stato tutto un settebello, complice la potenza economica di Audi e il magnifico stato delle vendite.
Vendite che sono state trainate innanzi tutto dal remake della sempre rimpianta Scrambler, terza nelle classifiche nazionali. Non a caso alla Scrambler 800 è stato affiancato un modello minore, una 400 cc, che però, a sorpresa, è pure una bicilindrica con lo stesso telaio della sorella maggiore. Il risultato è magnifico: una Scrambler più essenziale e meno leccata della sorellona, al punto di risultare persino più bella. Per esempio, la mancanza dei fianchetti la rende, ai miei occhi, più autentica.
Ma c’è un effetto collaterale: per chi sta già elaborando l’idea di una 400 cc con le ruote tassellate per le scampagnate country da affiancare alla prima moto, c’è una doccia fredda: tanta grazia si paga. Pare che la 400cc costerà solo mille euro di meno della 800. Ed allora, mi domando, chi vorrebbe acquistarla? Non mi pare che ne valga la pena. Forse che rappresenti la depotenziata della sorella maggiore?


La seconda novità di rilievo è rappresentata dalla Multistrada Enduro. Se di recente BMW è andata all’attacco della Multistrada con la S100 XR, Ducati reagisce in contropiede attaccando la regina delle enduro stradali, la R1200 GS. A prima vista non mi pare però che la reazione sia all’altezza: nella versione Enduro, la Multistrada perde la sua grazia e leggerezza per assumere un aspetto “grasso”, che la mettono più nella categoria Caponord, Stelvio, Crosstourer e Super Ténéré, che nella prima classe di KTM Adventure e Africa Twin. Poi, naturalmente, bisognerà vederla in strada per giudicarla davvero. E magari bisognerà farci l’occhio, come si dice.


La terza novità Ducati è un aggiornamento un po’ comic strip della Diavel ridisegnata in edizione estrema, stile moto di Hulk. Molto ammirata dal pubblico, mi domando quale sia il suo target. Forse quello dei motociclisti tedeschi, per le quali la X può rappresentare una muscle bike di scelta.

Voti. La Scrambler 400 sarebbe 9, ma se fosse in vendita a 6000 euro. A quasi 8000 invece: non classificata. Perché non farla monocilindrica per contenere un po’ i costi?
Multistrada Enduro, sovrappeso: voto 6.
Diavel X, diabolica: voto 6.


  • Honda 


Nello stand Honda ci sono gli aggiornamenti delle apprezzate 750 cc (NCX) e 500 cc (CBX). Perché non vengano battezzate con un nome rimane un mistero tutto nipponico.
Non per niente la grande novità è il ritorno della Africa Twin, e vista dal vivo non delude, anzi! Nonostante l’altezza da terra della sella, resta una moto dall’aspetto agile, filante, leggero. Seducenti le colorazioni. Di certo la più appetibile delle enduro stradali leggere, quelle costruite per affrontare davvero gli sterrati, come la KTM Adventure 1050 e la BMW F800 GS. Una bella concorrente per queste due, ma non per la GS boxer, che rimane il SUV a due ruote di scelta per il suo nutrito pubblico.
Voto: 9.


  • KTM 

Stand specialistico, per amanti del fuoristrada. Le Adventure sono sempre quelle, ma novità è la nuova Gran Turismo stradale, la Super Duke 1290 GT, che prende il posto della vecchia stradale turistica. Tutta muscoli e molto nord europea nel design, mi sembra che non duplichi il fascino delle fuoristrada arancioni. Il mio voto è 7. Ma meno meno.


  • le altre 

Tanto salone mi ha entusiasmato ma anche sfiancato, con camminate in lungo ed in largo per tutta la mattina ed una bella fetta di pomeriggio. Così, lo ammetto, la stanchezza e l’ipoglicemia mi hanno giocato qualche scherzo. Mentre mi sono divertito come sempre a girovagare per il “mercatino” custom e dintorni dietro lo stand Harley, mi sono letteralmente dimenticato di più di una moto che ci tenevo ad osservare con attenzione. La strada per Rho è troppo trafficata per convincermi a tornare al salone una seconda volta.
Lo stand Harley non mi ha preso, ma ormai quello è un mondo parallelo ed indipendente che sfiora solo accidentalmente quello della altre due ruote. Della Yamaha ci tenevo a vedere le Sport Heritage, e me ne sono scordato. Lo stesso si dica per Mash, che se ne è uscita con la Scrambler 400. C’era? Mi è sfuggita. Di MV Agusta ho apprezzato la Turismo Veloce.
In generale, un salone molto divertente, come sempre stressante (e non economico) da raggiungere.

La mia regina del salone 2015? Honda Africa Twin. Il voto femminile di motociclette blog? Ducati Scrambler Sixty2, 400 cc. Azzurra.





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