Passo della Cisa, Passo del Brattello


Quello che segue è un racconto del 2007, utile però ad introdurre uno dei passi più belli dell'Appennino tosco-emiliano, di cui dirò nel prossimo post.

25 settembre 2007. Il programma è per un viaggio con la moglie, con un compromesso: andremo a Forte dei Marmi, ma ci andremo in moto.
Raggiungiamo Fornovo malamente: lungo la via Emilia, e da li per questa volta rinuncio ad imboccare la temibile Camionabile della Cisa per deviare invece lungo il fondo valle fino ai tornanti (via Manubiola) per Berceto.

Temibile è l’aggettivo giusto, perché quella della Cisa è una salita aspra e dura, con tornanti chiusi in estenuante sequenza, lungo un dislivello notevole e senza il conforto di un panorama da osservare o di un paese da attraversare. Per chilometri la strada si sviluppa solo in verticale, lungo una natura brulla, senza case ma solo ruderi di case cantoniere abbandonate, con il solo conforto di qualche motociclista da salutare di tanto in tanto. Tracce di ristoranti abbandonati per una statale 62 che rincorre la storia della più celebre ed altrettanto abbandonata Highway 66 d’oltreoceano.

Giunti dal fondo valle, da Berceto al Passo della Cisa sono pochi chilometri e al passo ci fermiamo a riscaldarci al sole mentre addentiamo un panino - prima di accorgerci che al bar dall’altra parte della strada preparano un tagliere con formaggi, funghi e torta salata.
Molti motociclisti hanno un’alta opinione di questo passo, ma personalmente anche la discesa, come già la salita, non mi entusiasma. Il panorama non è straordinario e le curve strette e poco divertenti. In più ci sono motociclisti che quotidianamente prendono questa strada per un percorso di gara, mettendo in pericolo la loro vita ma anche quella del malcapitato che si trovi sulla strada nel momento sbagliato.

A Pontremoli la strada si fa dritta ma è resa noiosa da limiti di velocità inutilmente rigidi e da tanti anonimi paesini. Fino al lungomare le emozioni latitano. Sono da vedere Pontremoli (che va attraversata a piedi e non circumnavigata) e Sarzana (sempre a piedi). Valgono una deviazione anche le belle Alpi Apuane, ed una sosta a Colonnata per un panino con il lardo.

Al ritorno, dopo essermi sciroppato di nuovo la SS1 Aurelia (ma non c'è nulla da vedere, meglio prendere l'autostrada), giunto a Pontremoli modifico il programma ed invece di proseguire per la SS62 devio d'istinto a sinistra seguendo l'indicazione stradale per il Passo del Brattello. Mai intuizione fu più premiata!
La salita del Brattello è straordinaria, sia dal punto di vista motociclistico (curve aperte e strada sinuosa asfaltata di fresco) che da quello turistico: tutta la salita si svolge sotto il verde tetto della omonima foresta del Brattello.
Neanche una automobile e tanti motociclisti da salutare.
Dopo il passo (sosta con panino e caffè nel bar frequentato da montanari che ammazzano la noia del giorno festivo giocando a briscola) la strada sul versante parmigiano si fa più aperta, e lascia correre la vista per le valli.
Si arriva a Borgo Taro, dove la fondo valle veloce permette di far correre un po’ il motore. A Stazione, poco prima di Fornovo, vengo colto da raptus e prendo di nuovo per i monti, in direzione di Varsi / Bardi.
Mi ritrovo sperduto per colline dimenticate fra frazioni isolate e tante, tante, tante curve. Il divertimento dura fino a Varsi, dove mi immetto sulla provinciale Bardi > Varano Melegari. Dopo un attimo di incertezza prendo per Bore per le ultime curve (di troppo) della giornata e da Lugagnano e Castell’Arquato ritrovo traffico e civiltà.

La morale dell’itinerario è che il Passo del Brattello (con la fondo valle di Borgo Taro) è un’ottima alternativa al Passo della Cisa per raggiungere la Versilia.

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