quattro passi in moto



Diciamolo. I Quattro Passi dolomitici (noti anche come Sellaronda) sono un Circo: ciclisti (gli unici che i mitici passi se li conquistano davvero), motociclisti, automobili, camper (tutto il mondo odia i camper), pulmini, corriere, camion persino, tutti su e giu ininterrottamente per cinquanta chilometri fra i più belli del mondo. Perché per quante volte li abbiamo osservati o percorsi, d'estate in moto o d'inverno sugli sci, i quattro passi delle Dolomiti non mancano mai di emozionare. Personalmente ricordo un Passo Gardena d'inverno al crepuscolo sotto la neve, non in moto ma in auto, con muri di neve ai bordi della strada e persino un leprotto bianco a zigzagare sulla carreggiata; non potrò mai viverlo più romantico di così. Eppure una volta di più il passo non ha mancato di lasciarmi a bocca aperta dall’emozione.

Ma partiamo dall'inizio: ben quattro giorni di ferie a disposizione, un viaggio in solitaria perché è difficile da adulti trovare qualcuno con altrettanta disponibilità negli stessi giorni, un itinerario appena abbozzato ma lasciato soprattutto all'estro del momento. 
Partenza di buon mattino, il venerdì alle sette, fedele alla mia filosofia (che comincia a vacillare) che neanche un centimetro di viaggio va compiuto in autostrada. 
Parto dalla Val Trebbia affrontando il traffico dei pendolari e dei camion, le code sulle tangenziali di Piacenza e di Cremona, e poi l'estenuante avvicinamento al Lago di Garda nel bresciano. Non sono più tanto sicuro che in autostrada sarebbe stato peggio, mentre sembro tallonare un temporale che lascia l'asfalto fradicio e la temperatura molto abbassata - ma per fortuna non mi sfiora neanche una goccia di pioggia. 
Il lungo lago, come ben sapevo, è lento e noioso almeno fino a Salò / Gardone Riviera, per poi diventare più piacevole lungo la SS45 bis della gardesana occidentale (che sia un segno che la statale si chiami praticamente come quella della Val Trebbia da cui sono partito?). Ma nonostante la strada per Limone e Riva del Garda sia affascinante, stretta e tortuosa e bucherellata dai tanti tunnel di pietra grezza battezzati con nomi mitologici, basta un camper per rovinarti il divertimento, tanto è impegnativo sorpassare. E dopo aver superato il camper puoi essere certo che nel giro di qualche curva ti imbatterai in una corriera di gitanti o in un pullman di linea. 
Arrivo così a Riva del Garda innervosito quel tanto che basta per decidermi di non sostare neppure ma tirare diritto (seguendo l'indicazione Madonna di Campiglio) dirigendomi lungo la strada che passa per Andalo ed il Lago di Molveno nel Parco Naturale dell'Adamello. Riesco in questo modo ad evitare il traffico di Trento e mi ritrovo a Mezzacorona all'imbocco della weinstraße, la "strada dei vini”
Si sa, questa parte del Sud Tirolo è affascinante ma pigra, e lungo la strada che serpeggia alta sul fianco dei monti fra le vigne che producono i vini bianchi più buoni d'Italia non trovo neppure l'indicazione per un panino o una merenda. Scivolo pigro anch'io, ormai affamato perché è mezzodì e non ho compiuto soste se non per far benzina, dietro ad una Harley il cui pilota in giacca con le frange come Buffalo Bill dipinge traiettorie sinuose, ed in men che non si dica mi trovo a Bolzano. Sono legato a questi posti perché a San Michele Appiano mi ci sono sposato, ma è acqua passata.

Nel mio programma la tappa della prima sera sarebbe stata proprio Bolzano ma è solo l'una del pomeriggio e sono già a Siusi, sotto l'Alpe. Pranzo in un piccolo ristorante (knodell, canederli agli spinaci in salsa di gorgonzola, ottimi, per entrare nell'atmosfera) e in men che non si dica sono in Val Gardena, Ortisei, Selva e infine di fronte al mitico bivio che impone la difficile scelta fra Passo Gardena e Passo Sella. 
Avevo immaginato di affrontare i passi il sabato mattina di buon ora per minimizzare il traffico, ma come resistere? Imbocco il percorso in senso orario verso il Gardena, comincia la sequenza dei tornanti, l'aria si fa più leggera, la vegetazione più spoglia, incontro per fortuna quasi solo moto e biciclette ed in un attimo arrivo alla vista favolosa delle rocce dolomitiche che incombono sulla strada, un miracolo che si ripete ogni volta: finalmente mi rilasso, realizzo che sono in vacanza e comincio a divertirmi. 
È praticamente d'obbligo la sosta ad ogni passo, dove sono parcheggiate dozzine di motociclette di tutte le marche e di tutti i colori; ci si guarda attorno, ci si riempie gli occhi con la suprema bellezza delle cime dolomitiche, si scatta una foto, si scambia un parere con qualche motociclista che ammira la moto, magari si acquista uno scudetto adesivo per le valige laterali: la Stelvio è stata anche qui!




Il giro dei quattro passi da Selva comprende il Passo Gardena, che scende poi a Corvara, il Passo Campolongo, che degrada per Arabba, Passo Pordoi, quindi Canazei, e il Passo Sella che conclude il circuito verso Selva di Val Gardena. Il percorso è lungo 55 km di magnifici tornanti su un fondo stradale soddisfacente, e sfiora per tre volte i 2200 metri di altitudine. Dei quattro il Gardena è forse il passo più selvaggio, il Pordoi il più tortuoso, il Sella il più emozionante con la vista di vette quali le Cinque Dita, il Campolongo il più bucolico. Tenendo una buona media e soste brevi il circuito dura un’ora.

I motociclisti sono tanti ma straordinariamente corretti, ed il perché è presto detto: le targhe sono per la stragrande maggioranza tedesche ed austriache. Sono in molti ad essere più veloci di me, perché la mia priorità non è guardare la linea di mezzeria ma mangiare con gli occhi tutto il magnifico panorama in cui sono immerso; e perché no, anche le altre moto, come la fatica dei molti ciclisti che con regolarità strappano metro dopo metro la vetta ad ogni passo. Credo che ci sia una velocità, un "muro del suono", sopra il quale non si vede altro che l'asfalto della strada; a me piace non oltrepassare quel muro. Sono in moto da molte ore e, concluso il circuito, trovo una zimmer nel delizioso paesino di Canazei; una doccia, una passeggiata nel profumo della montagna e persino un ottimo pranzetto nell'accogliente locale Dine and Wine.




Al mattino dopo una sveglia di buon ora e una robusta colazione tirolese sono sulla moto nell'aria frizzante del mattino: 5 gradi centigradi e sono ancora a valle. Questa volta attacco il giro in senso antiorario, quello consigliato ai ciclisti. 
A quest'ora sulla strada sono quasi tutti solo motociclisti, ma non sono sicuro che sia un vantaggio. Come ho detto c'è molta correttezza ma bisogna comunque porre attenzione incrociandosi nei tornanti, o a qualche super motardone che ci sorpassa di sorpresa a tutta birra: per poco ne mando fuori strada uno che proprio non avevo sentito arrivare. 

Regola prima: farsi sentire prima di sorpassare a tradimento in una strada di montagna tutta a tornanti! Come ha detto una volta un esperto alpinista: uno stronzo in città è uno stronzo anche in montagna. 
Più tardi, quando il traffico si fa più intenso, bisogna fare i conti con qualche automobilista femmina su SUV lussuosi che non fa nulla per non intralciare il sorpasso, oppure con qualche maschietto troppo vivace su Golf o BMW che per tenere la velocità della motocicletta compie qualche imprudenza di troppo. In questi casi non c'è di meglio che lasciarlo correre, fermandosi un attimo a guardare le montagne per perdere il contatto con l’idiota di turno. 

È comunque importante non mettersi sulla strada dei quattro passi in un giorno festivo ed in alta stagione, perché si avrebbe il divertimento completamente rovinato dalle code di auto e dai lenti ed ingombranti pullman che portano orde di pensionati a vedere le montagne. Quelli che quando scendono dalla corriere si stringono la giacca dichiarando: "c'è un'arietta!"


Comunque faccio il Pordoi e poi il Campolongo; c'è molta eccitazione nei paesi perché è in preparazione una maratona ciclistica per il giorno dopo che vedrà le strade dei passi chiudere al traffico. A Corvara devio per la graziosa e stetta Val Badia per dirigermi verso il Passo delle Erbe, che mi è stato consigliato, che porta nella bella e meno nota Val di Funes, quella di Messner, ancora preservata dal turismo di massa perché priva per scelta di impianti di risalita (e dunque luogo solo di sci di fondo, slittino e alpinismo). 

Il Passo delle Erbe offre una bella visuale della catena delle Odle, ma a parte questo manca del carattere forte dei quattro passi del Sellaronda. Forse potrebbe essere considerata come una via di accesso ai quattro passi arrivando da Bolzano e prendendo la Val di Funes in alternativa alla più trafficata Val Gardena.




Comunque quando torno sui miei passi, anzi sui quattro passi, ho perso l'attimo magico dell'ora giusta e trovo affollamento sia sul Gardena (sempre il più trafficato dei quattro) che sul Sella.

Giunto di ritorno a Canazei, devio per il Passo di Fedaia, che non ha un fascino particolare se non quello di passare sotto il ghiacciaio del Marmolada, con Punta Penia (la vetta delle Dolomiti, che ho scalato anni fa) e la diga. 
Proseguo attento a deviare a sinistra per Selva di Cadore e il Passo di Giau, che procede parallelo al Passo di Falzarego per raggiungere Cortina d'Ampezzo, ma è più alto e molto più bello. Sul passo stesso troverò tante moto quanto in un Salone; non manca nessun modello, neppure intrepide Harley Davidson, una delle quali con un'insolita borsa da serbatoio per la cartina con le indicazioni stradali.  Molte moto tedesche hanno delle splendide livree, mi colpisce una colorazione Gulf anni sessanta. Ci sono anche moto d'epoca, come un rosso Galletto Moto Guzzi e ben tre BMW militari stile World War II con i piloti in perfetta tenuta d'epoca, giacca di pelle marrone, ghette, occhialoni. Immancabili le Vespe. Fra le moto recenti oltre alle tante giapponesi si vedono molte Ducati, soprattutto le nuove indovinate Multistrada ma anche già qualche Diavel, e Triumph Tiger 800. Molte naturalmente le BMW, ma fra i tedeschi non è la GS il modello che monopolizza. Quattro Moto Guzzi Stelvio di cui un'altra bianca come la mia.




Scesi dal Passo del Giau si arriva a Cortina dove ho incrociato sorprendenti auto anni sessanta, magari da rally, sempre con targa tedesca. 
Se Cortina è ormai una succursale di Milano (al pari di Courmayeur), il suo Parco Naturale è semplicemente stupendo ed è correndo sotto i boschi di larici che arrivo al Lago di Misurina, nelle cui acque si specchiano le Tre Cime di Lavaredo, e subito dopo alla Val Pusteria di Dobbiaco e San Candido. 

Sono vicino al confine austriaco quando ricevo a sorpresa la telefonata niente di meno che dell'endurista piemontese che è in vacanza con la famiglia proprio lì vicino, a Sesto. Inversione di marcia e serata a cena con gli amici, l'endurista e Giorgio, neo pilota di una bella Bonneville T-100 verde e bianca. L'ingresso in Austria è rimandato al giorno dopo, ma questa è una storia che racconterò sul prossimo post.


(continua

Commenti

Anonimo ha detto…
ho letto il tuo itinerario e miei fatto venire una voglio che domani monto in "sella" e vado! comunque scritto molto bene ironico, nostalgico e emozionante allo stesso tempo.